LA RIFORMA COSTITUZIONALE

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Un importante obiettivo è stato  raggiunto in questi giorni: l’approvazione in Senato  della riforma costituzionale in prima lettura (183 Sì,  0 voti contrari e 4 astenuti).
Il mio voto positivo si fonda sulla consapevolezza che la drammaticità della crisi economica sia in stretta relazione con la profonda inadeguatezza e debolezza della macchina statale, oggi lenta ed elefantiaca. Questa macchina necessita, per essere competitiva, per far passare il Paese dalla recessione allo sviluppo, e con esso all’occupazione, di una democrazia efficiente e snella.  costituzioneOggi la condizione del bicameralismo paritario non può più reggere. Un bicameralismo sul cui ” come” ci sono state sì divisioni, ma sulla cui necessità vi sono stati generali consensi. La nostra è la sola democrazia europea a bicameralismo perfetto. Oggi le democrazie devono essere rappresentative, ma anche competitive per reggere il peso della globalizzazione, della complessità del mondo contemporaneo. Nel corso del dibattito in aula ho assistito a molti eccessi, non solo ad accese contestazioni verbali, ma ad intolleranze gravi, al limite della violenza, dettate in sostanza da un’ intolleranza di gruppi che si sono autoesclusi  dal dibattito, come ha osservato il capogruppo Zanda. Le ulteriori quattro letture necessarie del testo che ha ridisegnato le funzioni del Senato, eliminato le Province, rivisto il Titolo V, abolito il CNEL, introdotto in Costituzione il Referendum propositivo e di indirizzo, potranno apportare ancora modifiche ed aggiustamenti. Siamo comunque ad una svolta fondamentale, non ad una diminuzione della democrazia, ma ad una accelerazione nei processi decisionali della democrazia.

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