L’ITALIA NON FACCIA UN BUCO NELL’ACQUA E RATIFICHI LA CONVENZIONE SULLA GESTIONE DELLE ACQUE DI ZAVORRA

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L’Italia avrebbe potuto prendersi il merito storico di fare entrare in vigore, con la sua adesione, determinante ai fini del raggiungimento delle soglie minime previste, la convenzione internazionale sulla gestione delle acque di zavorra e sui sedimenti delle navi, approvata dall’Assemblea plenaria dell’Organizzazione marittima internazionale a Londra il 13 febbraio 2004.
Con la nostra millenaria tradizione marinara avremmo potuto intelligentemente scegliere di essere il Paese alla guida di un processo di innovazione attento alle esigenze ambientali teso a ridurre l’impatto, talvolta devastante, delle attività umane sugli ecosistemi naturali.
Dispiace constatare invece che, ancora una volta, lentezze ed esitazioni di varia natura abbiano fatto sì che il disegno di legge n° 2408 di ratifica che avevo depositato in Senato lo scorso 4 maggio rimanesse dormiente.
La predetta Convenzione, infatti, interviene per regolamentare il trattamento delle acque di zavorra e dei depositi delle navi commerciali che ogni anno trasferiscono approssimativamente da 5 a 10 miliardi di tonnellate di acqua da una parte all’altra del mondo e da un ecosistema marino all’altro.
Queste immense quantità d’acqua marina, imbarcate per stabilizzare l’assetto di crociera, contengono alghe, microrganismi, batteri patogeni e specie animali e vegetali aliene invasive che, alla fine del viaggio, le navi scaricano in porto, costituendo il principale vettore dei fenomeni di contaminazione dei mari e degli oceani su scala mondiale. Ciò costituisce una temibile minaccia per la biodiversità marina, può comportare gravi conseguenze economiche per le economie costiere, e può rappresentare tossiche un serio problema sanitario nel caso del trasferimento e della diffusione di alghe tossiche.
Ci ha pensato la Finlandia nella giornata di ieri a rompere gli indugi presentando lo strumento di adesione e facendo così scattare le soglie minime richieste per l’entrata in vigore che, come previsto dall’articolo 18 della Convezione, avverrà dopo dodici mesi dall’adesione formale da parte di almeno 30 Stati, che rappresentino il 35% del tonnellaggio navale mercantile mondiale.
Tra un anno ed entro il 2022 tutte le navi impiegate in trasporti e operazioni internazionali dovranno dotarsi di un sistema di trattamento dell’acqua di zavorra, approvato dall’IMO, idoneo ad impedire la contaminazione della flora e della fauna marina.
C’è ancora del tempo utile affinché anche l’Italia faccia sentire la sua autorevole presenza, sapendo e volendo finalmente cogliere le opportunità anche economiche che l’attuazione della Convenzione sulla gestione delle acque di zavorra delle navi porterà all’industria italiana, aprendosi il vastissimo mercato degli impianti di trattamento di cui a regime dovranno essere dotate tutte le navi in circolazione negli oceani del mondo.
Auspico fortemente che i Ministri competenti – Esteri, Ambiente e Trasporti- intendano raccogliere il mio pressante invito a far presto per non perdere un’importante occasione per confermare il nostro Paese all’avanguardia nella politica di riduzione delle fonti di inquinamento ambientale, compresa la contaminazione delle acque marine, e che, al più presto, si voglia dare seguito al ddl di ratifica da me presentato.

Qui trovi il testo:

http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00986545.pdf