Due stampelle per l’industria isontina

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Presentato da Fasiolo un disegno di legge per la Zes, una sorta di Zona franca urbana ma si muove anche la Regione

C’era una volta la frontiera. E c’era pure la Zona franca, sparita dopo il 2007. C’era, in altre parole, un’economia di confine che si sorreggeva sulle stampelle di Stato e che resisteva dignitosamente.

Poi, il confine è stato spazzato via. E Gorizia si è ritrovata scoperta e sospesa, con un’economia che continua ad arrancare e vicini di casa (la Slovenia) che sembrano avere una marcia in più. Solo a seguito dell’entrata della Slovenia nell’Ue si è compreso quanto il confine avesse condizionato l’economia reale del territorio.

Che fare? La ricetta sta nell’acronimo è “Zes”, Zona economica speciale. Potrebbe essere la panacea di tutti i mali. Così come il riconoscimento di “Area di crisi diffusa”, di cui parliamo più diffusamente nell’altro articolo. Oggi, le chiacchiere sono state sostituite da fatti concreti. La senatrice Laura Fasiolo ha presentato, nei giorni scorsi, un disegno di legge che prevede la sua istituzione. «È, di fatto, una diversa e più recente formulazione della Zona franca urbana. La Zes – spiega Fasiolo – è prevista dall’ordinamento europeo, e non vi sono esperienze simili in Italia». Faremo, dunque, da battistrada, così come capitato con il Gect, il Gruppo europeo di cooperazione territoriale.

«Il disegno di legge – sottolinea la senatrice – è finalizzato all’istituzione di una zona economica speciale nelle aree territoriali della regione confinanti con l’Austria e la Slovenia». Nella fattispecie, la Zes presenta i seguenti vantaggi economici per le imprese: incentivi per la realizzazione degli investimenti iniziali; agevolazioni doganali; riduzione dell’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) e dell’imposta sul reddito delle società (Irea), dell’imposta municipalizzata propria (Imu), della tassa sui rifiuti (Tari) e di altre imposte o tasse; riduzione degli oneri sociali sulle retribuzioni; disponibilità di terreni a canoni di locazione ridotti e utenze a tariffe agevolate.

«Occorre precisare – rammenta Fasiolo – che le eventuali agevolazioni non soltanto favorirebbero il rilancio di un’area economicamente in via di impoverimento industriale ma permetterebbero anche di consolidare le attività di transhipment (trasferimento di carico da una nave all’altra) che comunque rimangono il motore primario di tutto lo sviluppo economico dell’area, favorendo la capacità dei porti di Monfalcone e di Trieste di competere con i porti dell’Adriatico, dei Paesi europei, ovvero con Paesi extra-europei», annota

Fasiolo, secondo la quale la Zes appare dunque la «ricetta ideale» per rilanciare gli investimenti diretti esteri in Italia, catalizzando l’interesse dei grandi gruppi internazionali che oggi non sono in Italia e creando, dunque, occupazione e sviluppo economico.

Francesco Fain, Il Piccolo, 12 gennaio 2017


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