Intervento in Commissione Schengen

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In riferimento alla notizia e alle dichiarazioni dell’assessore della Regione FVG Gianni Torrenti in merito alla possibile collocazione di un Centro Permanente per il Reimpatrio (CPR), il cosiddetto mini-CIE, a Gradisca d’Isonzo (GO), sento il dovere di informare sui contenuti dell’audizione di oggi del Ministro dell’Interno Minniti  con il Comitato parlamentare Schengen, al quale ho rivolto puntuali domande sull’argomento.

Molti degli argomenti a monte, trattati nella relazione del ministro, trovano evidentemente sbocco nell’ubicazione, organizzazione e gestione dei centri CARA e dei Centri Permanenti Per il Reimpatrio (CPR).
La relazione del Ministro è stata tranquillizzante rispetto alle misure in atto per la sicurezza sia di intelligence sia di controllo del territorio. Si tratta di misure forti, che tuttavia devono tener conto di un elemento non irrilevante, ovvero di un rischio legato ad una spontaneità e, pertanto, imprevedibilità, dell’azione terroristica. L’alto tasso di imprevedibilità viene altamente monitorato attraverso un super lavoro di intelligence, di controllo del Territorio e delle frontiere europee,  tra cui quelle del nostro Paese.

Minniti ha evidenziato come le misure preventive, tra le quali la tenuta della TNR (liste passeggeri sui trasporti) , la banca dati Etas (visti) devono essere lette nell’ottica di un exit system;  il punto nodale non è solo la mole della dotazione dei dati disponibili, quanto il sistema di aggregazione ed analisi dei dati rilevati al fine di evidenziare e quantificare la percentuale di rischio e porvi rimedio in modo mirato.

Nodo centrale per la contrazione dei flussi migratori è il grado di stabilità dei Paesi di provenienza: in questi processi di stabilizzazione il nostro Paese deve avere un ruolo fondamentale. L’Italia come anche la Germania, che è impegnata in una robusta azione di rilocation degli immigrati, è un Paese virtuoso; purtroppo altri Stati non lo sono altrettanto e manca un impegno solidale e condiviso in tutta Europa.

La linea proposta dal Ministro dell’Interno è chiara e si può sintetizzare così:  un’accoglienza diffusa e progetti SPRAR per avviare il superamento dei CARA; un abbattimento dei tempi di riconoscimento del diritto di asilo (oggi si attesta in media in due anni di attesa); 250 addetti in più nelle commissioni territoriali; a tale proposito ho chiesto al Ministro una risposta sulla tempistica dei bandi di concorso per ricoprire questi incarichi e se non ritenga opportuno avvalersi anche si tirocinanti da impiegare nelle strutture delle commissioni territoriali;  il rimpatrio deve essere effettuato entro un mese dal provvedimento; su quest’ultimo aspetto vanno distinti i rimpatri forzati da quelli volontari ed assistiti; per i rimpatri  è stata già raddoppiata la posta a bilancio dello Stato; un accordo quadro sugli appalti per la tracciabilità dei servizi e centralità della fornitura dei servizi attraverso contratti tipo.
Il ministro ha sottolineato il grande lavoro svolto in collaborazione con l’ANCI e con la commissione paritetica Stato-Regione. Questa collaborazione si tradurrà in un decreto che tra qualche settimana approderà in Parlamento, che è l’organo che deve assumere le decisioni.

Ritornando ai CPR, l’ipotesi è di istituirne uno per Regione con un accoglimento totale di 1600 persone sul Territorio Nazionale. I criteri di individuazione dei CPR? l’ubicazione delle strutture dovrebbe essere  prossima a sistemi di trasporto integrati e possibilmente in zone periferiche per migliorare l’organizzazione della struttura e limitare l’impatto sulle comunità stesse. In questo processo è fondamentale tenere conto, in primis, del sentimento delle comunità ospitanti; a tale oproposito, Ho chiesto al Ministro Minniti che si tenga in debito conto della presenza nel “luoghi” da destinare ai futuri CPR di un CARA o di preesistenti CIE poiché, se è vero che le risorse strutturali vanno ottimizzate, è altrettanto vero che le sensibilità delle popolazioni vanno seriamente considerate.