Intervento in Aula in materia di politiche di gestione dei flussi migratori

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Testo completo del mio  intervento in Aula in materia di politiche di gestione dei flussi migratori (Cd.Decreto MINNITI)

Il decreto del Governo 2705 ieri e oggi  in discussione ha l’indubbio merito di fornire una risposta settoriale ma organica ad uno dei più gravi problemi del nostro tempo. Si tratta di un provvedimento di carattere immediatamente operativo che offre soluzioni alle più gravi situazioni dettate dell’emergenza, ma lo fa appunto secondo una logica di sistema.
I flussi migratori sono sempre più legati alle condizioni di instabilità politica dei Paesi del sud del Mediterraneo e del Medio Oriente. Questo ha determinato una vera e propria mutazione dei caratteri di fondo del problema-migranti, di persone cioè spinte sempre di più dalla necessità di fuggire da luoghi devastati da guerre e persecuzioni.
Con questo decreto vengono prese delle misure concrete per razionalizzare e semplificare le procedure che fino ad oggi hanno determinato grandi difficoltà nella gestione delle operazioni relative all’identificazione dei migranti che hanno effettivo diritto alla protezione internazionale, ma anche di quelle concernenti i ricorsi giurisdizionali e i ricorsi in Corte d’Appello.
I numeri dei migranti che rischiano la vita per raggiungere il nostro paese sono sconvolgenti ed in continuo aumento. Nel 2013 le domande di asilo sono state 26.620, nel 2016 123.600. Nel 2017 questo numero, con ogni probabilità, aumenterà ancora. Solo nei primi mesi del 2017 sono stati 15.844 i migranti arrivati in Italia via mare: 74% in più rispetto allo stesso periodo del 2016.
Il continuo incremento dei flussi migratori e, di conseguenza, delle richieste di protezione internazionale è davvero preoccupante, non a caso le Commissioni Territoriali si sono trovate in sempre maggiore difficoltà nello smistamento delle domande e nell’organizzazione dei rimpatri per i migranti irregolari. Questo fatto non ci deve sorprendere: gli strumenti a disposizione sono al momento a dir poco inadeguati per fronteggiare un numero così ingente di persone.
Le norme contenute nel decreto  non riguardano tutte le tematiche connesse con il tema migratorio, molto complesso, ma si limitano ad assumere l’impegno a ridurre i tempi delle domande e a rendere più snella la presa in carico dei migranti da destinare alle forme di accoglienza previste: dalla ricollocazione fino al rimpatrio forzato.
In particolare vorrei focalizzare l’ attenzione, su cinque articoli: in primis l’articolo 1, che prevede l’istituzione di sezioni specializzate all’interno di tribunali ordinari presso le Corti d’Appello italiane, e aono soddisfatta siano passate da 14 a 26: ciò anche in recepimento di un mio emendamento, nel quale richiedevo di aggiungere alle 14 procure previste, quella di Trieste per il Friuli Venezia Giulia; queste sezioni si occuperanno non solo di controversie in materia di protezione internazionale, ma anche di immigrazione e libera circolazione dei cittadini dell’UE; da segnalare l’articolo 6, contenente le modalità di notifica e i criteri per il riconoscimento della protezione internazionale; norme che contribuiranno ad accelerare le procedure amministrative e giurisdizionali, garantendo però anche il diritto al ricorso da parte di chi abbia subito un provvedimento di trasferimento. L’articolo 13 a mio parere andrebbe ulteriormente implementato, Riguarda le procedure assunzionali del personale addetto agli interventi educativi, sociali e di mediazione culturale previsti per i migranti.  Una particolare cura è stata riservata alla necessità di assicurare la celerità di espletamento delle suddette procedure assunzionali. Infine va ricordato l’articolo 19, contenente le due parole chiave per garantire l’effettività dei provvedimenti di espulsione e dei nuovi Centri di Permanenza per il rimpatrio (CPR): efficacia ed efficienza dei provvedimenti stessi. In particolare il comma 3 dell’articolo prevede il potenziamento delle risorse dei CPR e delle capacità ricettive di queste strutture con l’ampliamento della rete dei centri, in modo da distribuire i migranti irregolari in maniera omogenea sul territorio nazionale. Ma da segnalare anche al comma 5, a cui abbiamo contribuito con emendamenti, per il rafforzamento delle attività socio-sanitarie ed assistenziali a favore dei migranti e dei richiedenti asilo, con particolare riferimento alla capacità ricettiva dell’Associazione della  Croce Rossa Italiana.
Giudico altresì positivamente l’aumento dei fondi a disposizione e delle risorse per la specializzazione del personale e dei giudici delle Commissioni Territoriali.  Va detto che la previsione di 26 sezioni specializzate, una in ognimProcura, tra cui una sezione specializzata presso il Tribunale della Corte d’Appello di Trieste, costituisce una misura particolarmente utile per una Regione come il Friuli-Venezia-Giulia, molto colpita dai flussi migratori derivanti dal Centro Europa, il cosiddetto Corridoio Adriatico Baltico e la via Balcanica.
Fa altresì bene il Ministero ad aumentare il numero del personale specializzato a più stretto contatto con i migranti, come ad esempio nel caso degli interpreti che, dopo una formazione specifica, possono dare un notevole contributo alla conoscenza dello status e delle esigenze dei migranti in arrivo.
Ripeto che risulta particolarmente utile la definizione chiara che il decreto dà dei tempi di permanenza dei migranti irregolari all’interno delle strutture specializzate allo smaltimento degli ordini di espulsione.
Per quanto concerne i CARA, penso che occorra effettivamente puntare al loro graduale superamento; va perseguita piuttosto la effettiva valorizzazione del sistema SPRAR: infatti, come ha suggerito il Ministro Minniti in un’audizione presso la Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, si tratta di creare dei lavori volontari per i migranti che restano nel nostro paese, così da consentire loro l’ottenimento di crediti utili per conseguire il diritto di asilo. Anche queste persone hanno infatti il diritto ad una gratificazione, insieme però al diritto-dovere di contribuire al  bene del Paese che li ha accolti; queste persone insomma non devono essere lasciate a se stesse o isolate in centri di accoglienza in condizioni di ozio forzato.  A questo punto un appello che rivolgo a chi darà attuazione al Decreto: nel rispetto della sensibilità delle popolazioni licali, si eviti di concentrare i nuovi CPR nelle località in cui già vi sia presente un CARA, come nel caso di Gradisca, e si provveda gradualmente  a svuotare davvero quelle strutture.
In passato ho presentato diverse interrogazioni sui flussi migratori,anche per questo sono particolarmente soddisfatta degli sforzi che l’Italia produce per spronare l’Unione Europea a raggiungere un accordo con la Libia sul piano bilaterale, necessario per cercare di regolamentare il flusso dei migranti.
In questo senso è da valutare positivamente l’avvenuta prima riunione del “Gruppo di contatto sulla rotta migratoria del Mediterraneo centrale” presso la sede della Scuola Superiore di Polizia. Ad essa hanno partecipato, oltre al Premier Gentiloni, i ministri dell’Interno di Algeria, Austria, Francia, Germania, Libia, Malta, Slovenia, Svizzera, Tunisia, ma anche il commissario europeo per le Migrazioni e gli Affari interni, Dimitris Avramopoulos e il Capo della polizia prefetto Franco Gabrielli.
La speranza è che questa convergenza di Paesi e di personalità, che va ad aggiungersi al grande appuntamento europeo per la ricorrenza dei 60 anni dei Trattati di Roma, porti veramente ad una politica europea di gestione dei flussi migratori giusta ed efficace. Ed anche necessariamente condivisa a livello di Unione Europea, dove è indispensabile che si renda unitaria e comune almeno la politica estera, quella della sicurezza e della gestione dei flussi migratori.
L’Italia sicuramente farà la sua parte nell’affrontare al meglio determinate emergenze ma, come ha di recente ricordato il Presidente Mattarella, anche nella giornata odierna alla Camera,  occorre che tutti i Paesi garantiscano pari senso di responsabilità e autentico spirito di solidarietà europeista. Solo così si potrà affrontare e risolvere un problema di portata epocale, che richiede risposte di altrettanto respiro e complessità. Su queste sfide si deciderà il futuro dell’Europa.