Intervento in Aula | DDL sulla Lingua italiana dei segni

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Testo completo dell’intervento:

Onorevoli Senatori, colleghi,
Finalmente, possiamo allinearci, lo ha sottolineato il relatore, agli altri Paesi europei dando riconoscimento alla Lingua dei segni Italiana e alla Lis tattile. Ora ci siamo. Anche il nostro paese avrà la lingua italiana dei segni.
I provvedimenti legislativi, che trovano una sintesi nel testo proposto dalla commissione, sono tutti indirizzati verso la finalità di migliorare le condizioni di inclusione nella vita sociale delle persone con disabilità uditiva, o sordocieche, nel processo di “normalizzazione” delle attività, nella facilitazione all’accesso all’istruzione, al mondo del lavoro e nel rapporto con la pubblica amministrazione. Tutti questi princìpi sono diritti sanciti nella carta costituzionale.
Prezioso si rivela l’art.5 del DDL, per la garanzia della prestazione di tutti i servizi volti al sostegno e all’inclusione dell’alunno sordo, con disabilità uditiva  o sordocieco, tra cui la presenza, a seconda delle necessità di ciascuno, dell’insegnante di sostegno, dell’assistente alla comunicazione nel caso di alunni sordi e dell’assistente all’autonomia e alla comunicazione nel caso di alunni sordociechi, dell’interprete in LIS e LIS tattile, di ausili tecnologici e di altre risorse e operatori che assicurino la piena partecipazione e l’accessibilità alle attività scolastiche ed extrascolastiche
Molto positivo inoltre che, fermo restando l’insegnamento della lingua italiana parlata e scritta, il MIUR garantisca l’accesso a percorsi educativi che, in base alla libera scelta degli studenti sordi, purché su approcci scientificamente validati,  con disabilità uditiva in genere e sordociechi e delle loro famiglie, promuovano il bilinguismo tra la lingua italiana parlata e scritta e la LIS o, nel caso di studenti sordociechi, la comunicazione totale.
La Repubblica dunque promuove, nei rapporti tra cittadino e pubblica amministrazione, l’uso di ogni metodologia comunicativa accessibile e inclusiva, quali la LIS e la LIS tattile, e di ogni strumento tecnico e informatico, accessibile ed inclusivo, idoneo a favorire la comunicazione delle e con le persone sorde e sordocieche, ivi inclusi smartphone, tablet e analoghi dispositivi. Promuove altresì la prestazione di servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e la disponibilità di tutti i canali comunicativi e degli strumenti atti a favorire per tutte le persone sorde la piena fruizione dei servizi e delle risorse offerti alla generalità dei cittadini.

Ma altri sono gli articoli finalizzati a facilitare l’inclusione, a favorire l’accesso agli ambiti sanitari (art.8), al mondo della cultura e dell’arte (art.9), alla mobilità attraverso i mezzi di trasporto (art.10), alla partecipazione politica, dove al comma 2 dell’art.11 ritroviamo il disposto che la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica, le regioni e gli enti locali promuovono servizi di interpretariato in LIS e LIS tattile e di sottotitolazione in occasione di riunioni plenarie di carattere pubblico e di qualsiasi altro evento di interesse generale.
La modernità di uno Stato si misura anche attraverso l’impiego diffuso della tecnologia e un sistema di stato sociale che garantisca pari diritti e il raggiungimento di un’uguaglianza e una pari opportunità soprattutto per quelle persone che sono, loro malgrado, meno fortunate.
La convenzione ONU del 2009 sul riconoscimento della LIS trova dunque finalmente attuazione nel nostro ordinamento il che, voglio sperare, sia anche il preludio ad una estensione delle tutele garantite dalla legge 104/92 “per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” , ovvero  tutti i servizi all’interno degli ospedali, delle scuole, delle università. L’articolo 9, comma 1 della legge 104 non basta: questo è un ulteriore passo.
Al mondo della scuola e della formazione è noto come gestire le diversità, sia un’operazione necessaria ma molto complessa e articolata. Per i più la sola percezione è che esista un “mondo a parte”, molto complesso ed eterogeneo: basti pensare alla differenza tra “oralisti” ovvero coloro che non sanno che cosa sia la LIS perchè dalla nascita sono stati inseriti nel mondo degli udenti ed i “bilingui”, cioè coloro che parlano con la LIS tra di loro e normalmente con tutte le altre persone. Cito, per rafforzare il concetto, le differenze all’interno della LIS, che cambia anche da regione a regione per tanti segni che corrispondono, per chiarirci, alle differenze dialettali. Un mondo parallelo, complesso che deve trova oggi  la giusta attenzione da parte delle istituzioni e dello Stato.

Voglio ricordare , per concludere, l’attività meritoria che hanno realizzato, per raggiungere gli obiettive per la piena inclusione le più antiche scuole per i sordi o ipoacusici, quella di Roma, 1784, di Verona, del 1835, di Parma, del 1826, di Gorizia (allora impero austriaco) del 1835. Qui due maestri, Pagon e Thoman, raccolsero alcuni sordomuti di ambo i sessi per istruirli ed educarli con il metodo convenzionale. L’Ispettore scolastico Valentino Stanig, apprezzati i risultati degli insegnanti, fondò lo “Stabilimento dei sordomuti” sotto l’amministrazione pubblica sostenendolo economicamente nel 1840.
Già allora i Comuni di Gorizia, di Trieste, di Istria e del Governo austriaco nonché le elargizioni dei privati concorsero all’iniziativa dell’Istituto che fece rifiorire rapidamente l’istituzione che arrivò al bel numero di una ottantina di alunni per tutta la zona della Regione.

Non proseguo oltre, mi pare però meritevole osservare il valore dell’Istituto per i ciechi ed i sordociechi, il Rittmayer di Trieste, nell’ambito delle disabilità plurime, scuola di eccellenza nazionale e internazionale, che promuove ricerca, formazione ed eroga servizi di altissima qualità, le cui buone pratiche e la cui esperienza si sono rivelate preziose per favorire la piena partecipazione e inclusione sociale delle persone sorde alla vita collettiva e per il riconoscimento della lingua dei segni italiana. Un grazie oggi all’ENS per la formazione degli interpreti della LIS e per la formazione dei sordi
In tutte le fasi, dalla culla al fine vita, viene garantito un diritto che per chi non vede e non sente  deve essere fatto valere seriamente, efficacemente, eliminando le barriere della comunicazione ed includendo sempre con una comunicazione gestuale o tattile , tecnologica e soprattutto umana chi vive nel  silenzio e a volte nel silenzio e nel buio. A tal fine la formazione continua di professionisti qualificati è indispensabile. Questo l’auspicio di tutti.
Un provvedimento dovuto, segno di civiltà del nostro Paese.

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