Audizione ANCI | Comm. Femminicidio

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L’ANCI accoglie con favore l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere e ritiene di fondamentale importanza i compiti della stessa per rispondere concretamente a quella che è una violazione dei diritti umani.

La violenza contro donne e minori è un fenomeno diffuso e radicato nelle nostre comunità come già è stato evidenziato anche dall’ indagine Istat del 2001 per la prima volta interamente dedicata al fenomeno della violenza fisica e sessuale contro le donne che ha messo in risalto tre tendenze: la prima è che 7 volte su 10 la violenza è domestica, di questa 34,5%2 delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave; la seconda che 7 volte su 10 la vittima conosce bene il carnefice; la terza che 1 donna su 10 denuncia la violenza subita.

La successiva indagine Istat pubblicata nel 2015 sullo stesso argomento ha rilevato che sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri (652mila gli stupri e 746mi1a i tentati stupri). Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni. Il totale poi delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito a episodi di violenza sulla propria madre (dal 60,3% del dato del 2006 al 65,2% rilevato nel 2014). Le donne separate o divorziate hanno subìto violenze fisiche o sessuali in misura maggiore rispetto alle altre (51,4% contro 31,5%). Una situazione ancora critica delle donne con problemi di salute o disabilità: ha subìto violenze fisiche o sessuali il 36% di chi è in cattive condizioni di salute e il 36,6% di chi ha limitazioni gravi. Il rischio di subire stupri o tentati stupri è doppio (10% contro il 4,7% delle donne senza problemi).

Nella ricerca più recente emerge un aspetto positivo: negli ultimi 5 anni le violenze fisiche o sessuali sono passate dal 13,3% all’11,3%, rispetto ai 5 anni precedenti il 2006 anche per una migliore capacità delle donne di prevenire e combattere il fenomeno e di un clima sociale di maggiore condanna della violenza. Nessun segno di miglioramento invece, per quanto riguarda gli stupri e i tentati stupri (1,2% sia per il 2006 sia per il 2014).

Secondo poi i dati presentati durante il convegno scientifico del 28 marzo u.s. organizzato da Istat “La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la conoscenza statistica”, negli ultimi 5 anni si sono registrati 7743 casi di omicidio di donne, una media di circa 150 all’anno. Questo significa che nel nostro Paese ogni due giorni (circa) viene uccisa una donna con motivi riconducibili alla violenza di genere.

I dati ci dicono che ci sono due obiettivi da perseguire con determinazione: A) le azioni di accoglienza immediata del bisogno della vittima (secondo quanto maturato dai centri antiviolenza) B) le azioni che diffondono una cultura di tolleranza zero nei confronti della violenza

Circa 30 anni fa i Comuni d’Italia, in modo pioneristico e in attesa di una politica nazionale di contrasto alla violenza di genere, hanno rappresentato le prime istituzioni pubbliche di contrasto a questo fenomeno in più modi:

  • hanno sostenuto i centri antiviolenza
  • hanno perseguito un lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica
  • hanno rafforzato le azioni di contrasto al fenomeno attraverso gli sportelli di ascolto e promosso la formazione di operatori comunali sulla violenza di genere

✓ hanno sostenuto le reti territoriali di servizi (sociali, politiche del lavoro, social housing, formazione, etc.) di fondamentale importanza per rispondere complessivamente alle richieste provenienti dalle donne vittime di violenza e dai CAV.

Giova qui ribadire che, anche secondo uno studio più recente ” La violenza su donne e minori: Una guida per chi lavora sul campo”4 che la violenza di genere è l’effetto della disparità del potere economico, sociale e politico tra uomini e donne e le cause vanno affrontate fino alla radice per contrastarla. A questo proposito segnaliamo l’importanza delle azioni dei Centri antiviolenza. I primi Centri nascono in Italia circa 30 anni fa da associazioni femminili e hanno, come loro primo interlocutore istituzionale i Comuni d’Italia che, per primi, ne finanziano e sostengono l’attività.

OSSERVAZIONI

Rispetto alla Commissione istituita l’ANCI auspica:

  • che possa essere approfondito il tema della importanza strategica dei dati: come è possibile che con un fenomeno di tali dimensioni, a volte segnatamente più evidente rispetto ad altri paesi europei, abbiamo un sistema inconsistente di raccolta ed analisi dei dati. I dati di riferimento non sono organizzati, ai fini statistici e basati su focus di norma pluriennali. Basti pensare che non è possibile neanche confrontare i dati di competenza del Ministero dell’Interno e quelli di competenza del Ministero della Giustizia;
  • approfondire il tema della pubblicità sessista, della diffusione di una visione distorta della donna nella società e di come rafforzare i codici di autoregolamentazione per un mercato che deve assumere una responsabilità nei messaggi che veicola, anche nella cartellonistica di competenza comunale, e che a volte sono in contrasto con il rispetto della differenza di genere;
  • le scuole come alleate contro la violenza: con una partecipazione attiva affinché la rete di riferimento territoriale, sociale ed educativa possa esprimere meglio la propria straordinaria potenzialità nell’attività di prevenzione al femminicidio.
  • una presenza paritaria di genere nella composizione della Commissione. ATTIVITA’ DI ANCI
  • L’ANCI promuove dal 2015 in occasione del “25 novembre – Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” la Campagna virale di nuovi comportamenti #stopviolenzadonne invitando tutti gli amministratori a esprimere parole pubbliche di contrasto al femminicidio e più complessivamente al fenomeno della violenza sulle donne. Nelle ultime edizioni sono stati complessivamente oltre 2000 i Comuni che hanno aderito e le iniziative che sono state organizzate a livello territoriale per sensibilizzare i cittadini sul tema e pubblicizzare i presidi di tutela delle www.pariopportunita.anci.it
  • L’ANCI organizza annualmente gli “Stati generali delle amministratrici” occasione per riflettere sul contributo delle donne amministratrici nella costruzione delle politiche antiviolenza, negli asili nido e del welfare che sono nate proprio nei Comuni e poi hanno avuto le forza di diventare politiche
  • L’ANCI ha sottoscritto un Protocollo con lo IAP (Istituto Autodisciplina pubblicitaria) volto a fronteggiare la pubblicità sessista nelle affissioni pubblicitarie locali.
  • L’ANCI ha sottoscritto un Protocollo con I.RE (Donne in Rete contro la violenza) per promuovere e sviluppare azioni, progetti o iniziative finalizzate alla prevenzione e al contrasto della violenza maschile contro le donne, attuando azioni di sensibilizzazione ed informazione sulla violenza di genere.