Comitato Schengen | Audizione del Direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere

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Il 20 luglio scorso il Comitato Schengen ha ascoltato l’audizione di Giovanni Pinto, Direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere. In apertura il Direttore ha chiarito che “l’accoglienza dei migranti rientra nella competenza non del Dipartimento di polizia, ma del Dipartimento libertà civili e immigrazione”.

L’11 luglio ha avuto luogo a Varsavia, Polonia, una riunione con il direttore esecutivo di Frontex per rivedere il piano operativo “Triton“. Triton si distingue rispetto ai piani Indalo (operazioni di salvataggio in mare operate dalla Spagna) e Poseidon (piano di soccorso ai migranti in Grecia), per il semplice fatto che c’è una clausola di esclusione di Malta. Considerate le sue dimensioni, infatti, Malta ha esatto che i migranti soccorsi non fossero portati nei suoi confini e che nell’area SAR di competenza maltese il pattugliamento fosse effettuato da unità maltesi. 

Esaminata la pressione migratoria consistente e strutturale, è stato richiesto al direttore di Frontex un incontro che ha avuto luogo il 24 luglio, per trovare delle forme di riorganizzazione del piano stesso. 

Il codice di condotta specifica in dodici punti un insieme di fattori per le navi (tra cui anche le navi ONG) che si trovano nel Mediterraneo, tra questi è contenuto il divieto di accedere alle acque territoriali libiche, di non spegnere i trasponditori, di ammettere a bordo del personale di Polizia (qualora sia necessario) e di non usare luci per segnalazioni a migranti. La Commissione europea ha incaricato l’Italia di negoziare il codice di condotta con le suddette ONG – le ONG hanno soccorso a partire dal 1 gennaio al 10 luglio 37.000 migranti: il 41.75% dei migranti in mare. Questi interventi avvengono in prossimità delle acque libiche. Questi soccorsi non sono riconducibili in alcun modo al piano Triton per cui lo Stato ospitante ha l’obbligo di ricevere le persone tratte in salvo. 

L’Italia ha ratificato sia la Convenzione di Amburgo sia la Convenzione SOLAS, che regolano le modalità di soccorso in mare, e nel momento in cui è assente un intervento da parte della Libia, la nostra Guardia costiera ha il dovere di intervenire per salvaguardare la vita delle persone in mare.

Nel corso dell’audizione il direttore Pinto ha evidenziato che la “situazione di presenza di ONG costituisce indubbiamente un fattore nuovo, che dovrebbe essere disciplinato dal punto di vista giuridico, perché noi ci troviamo in un vacuum normativo” e che non bisogna dimenticare di considerare anche l’operatività delle organizzazioni criminali in Libia, sempre più spesso, infatti, si assistono a partenze simultanee. 

Importante evidenziare che l’Italia non è legata solamente dal piano Triton ma anche dal piano Sophia, un’operazione europea condotta nell’ambito della politica di sicurezza e di difesa comune, avviata nel  maggio 2015 ed articolata in tre fasi: 

1.           Monitoraggio della situazione per vedere in che modo le reti di immigrazione si muovono, la raccolta di informazioni, il pattugliamento in alto mare, conformemente al diritto internazionale. C’è da fare una precisazione: Eunafor Med nella sua pianificazione si è agganciata al piano Triton, rispecchia gli stessi principi del piano Triton. Questo significa che, nel momento in cui raccoglie i migranti in alto mare, deve fare soccorso perché è la regola internazionale del mare, trasferendo i migranti in territorio italiano, perché è un legame che c’è con l’operazione Triton. 

2.           Procedere a fermi, ispezioni, sequestri delle imbarcazioni. 

3.           Richiedere una risoluzione del Consiglio delle Nazioni Unite oppure la richiesta dello Stato, della Libia. 

In questo momento abbiamo in corso l’operazione Triton, l’operazione Eunavfor Med (operazione Sophia) per le finalità, che è strettamente contigua all’area di pattugliamento di Triton, l’operazione Mare Sicuro, che è una missione squisitamente militare.

Il direttore ha specificato che la Polizia di frontiera intrattiene rapporti con diversi stati esteri, quali la Nigeria, la Tunisia e l’Egitto per frenare le partenze dalla Libia. In questo senso anche il Ministro Minniti si muove attivamente con le componenti al potere in Libia. Il direttore ha sottolineato che, oltre alle misure di contrasto alle partenze, al traffico umano ed ai rimpatri, è necessario sviluppare una “sorta di Piano Marshall” per aiutare lo sviluppo dei paesi da cui i migranti scappano.

 

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