Intervento in Aula | Mozioni sulla Politica Agricola Comune

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Il caporalato in agricoltura, ma anche in altri settori, costituisce violazione alla Costituzione italiana e ai fondamentali diritti del lavoratore: è sfruttamento, perché il lavoratore non ha una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e perché comunque non dispone di una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata della giornata lavorativa supera di norma quella stabilita per legge e il lavoratore non gode del riposo settimanale e di ferie retribuite, come sancito dai commi secondo e terzo dell'articolo 36 della Costituzione. Non parliamo poi del mancato rispetto dei limiti di età e delle mancate tutele per le lavoratrici madri, in violazione di altri articoli costituzionali.

Pubblicato da Laura Fasiolo su Giovedì 27 luglio 2017

Testo Completo dell’intervento: 

FASIOLO (PD). Signora Presidente, la mozione n. 764 del 4 aprile 2017, a prima firma della senatrice Bertuzzi, che ho sottoscritto con altri colleghi, impegna il Governo a vigilare sulla concreta attuazione della legge di contrasto a fenomeni di caporalato in agricoltura; un fenomeno dalle ampie e preoccupanti dimensioni che comporta condizioni di sfruttamento dei lavoratori incompatibili con i diritti fondamentali sanciti nella nostra Carta costituzionale; un fenomeno strutturato e organizzato.

Il caporalato in agricoltura, ma anche in altri settori, costituisce violazione alla Costituzione italiana e ai fondamentali diritti del lavoratore: è sfruttamento, perché il lavoratore non ha una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e perché comunque non dispone di una retribuzione sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata della giornata lavorativa supera di norma quella stabilita per legge e il lavoratore non gode del riposo settimanale e di ferie retribuite, come sancito dai commi secondo e terzo dell’articolo 36 della Costituzione. Non parliamo poi del mancato rispetto dei limiti di età e delle mancate tutele per le lavoratrici madri, in violazione di altri articoli costituzionali.

Le premesse che ho poc’anzi enunciato sono correlate all’impianto della legge n. 199 del 2016, che comporta modifiche al codice penale; in particolare, faccio riferimento all’articolo 603-bis del codice penale. L’articolo 1 della legge – come evidenzia la mozione a prima firma della senatrice Bertuzzi – riscrive dunque l’articolo 603-bis come precedentemente formulato nel 2011, che puniva il solo caporale e configurava il reato come lavoro con modalità di sfruttamento, violenza o minaccia. Tale formulazione si era dimostrata, nel corso dei cinque anni trascorsi precedentemente alla presente legge, del tutto inadeguata a reprimere il fenomeno. Da ciò è scaturita la necessità di introdurre modifiche all’articolo 603-bis, con la riscrittura della condotta dell’intermediario e la punizione anche del datore di lavoro, pur senza il ricorso a violenza o minacce; 1’aggravante per l’intermediazione o l’utilizzo di lavoratori in condizioni di sfruttamento, mediante uso di violenza o minaccia; la maggiore gradualità delle pene, anche pecuniarie; la previsione del reato autonomo del datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera in condizioni di sfruttamento lavorativo, anche senza il ricorso a un intermediario.

Degno di nota è il fatto che la legge introduca nel codice penale l’ipotesi di circostanze attenuanti specifiche per il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, premiando forme di collaborazione con l’autorità giudiziaria che aiutino ad estirpare il fenomeno alle radici.

Inoltre, il potenziamento della rete del lavoro agricolo di qualità, previsto dalla legge n. 199, diviene un importante strumento di controllo e di prevenzione del lavoro irregolare in agricoltura, in particolare per i lavoratori stranieri con lavori stagionali. Fondamentale è dunque il funzionamento della rete con una struttura articolata sul territorio, attraverso nodi locali o sezioni territoriali, cui potranno aderire i soggetti in convenzione. Con tale ampia struttura partecipata sarà disponibile la conoscenza di dati sulla quantità, capacità, qualità e specializzazione della manodopera disponibile alle esigenze del territorio e alle caratteristiche delle produzioni, al fine dell’ammodernamento dei sistemi produttivi.

Il piano di attuazione della legge prevede inoltre il coinvolgimento delle amministrazioni statali, Regioni, Province autonome, amministrazioni locali e terzo settore. Tale cooperazione è necessaria e deve essere accompagnata da azioni di monitoraggio dell’efficacia dei provvedimenti attuati per combattere questo fenomeno strutturato.

Ben venga dunque l’impegno chiesto al Governo di verificare con attenzione la concreta applicazione della legge sul caporalato, la cui forza dissuasiva necessita sì di tempi lunghi per apprezzarne i benefici, ma in tempi brevi deve trovare le modalità più congrue per sostenere dei piani di intervento per il supporto dei lavoratori che svolgono attività stagionali di raccolta di prodotti agricoli, nonché forme sperimentali per attivare nodi locali della rete del lavoro di qualità e misure di contrasto allo sfruttamento.

Si tratta di un passo importante, il cui obiettivo è rimuovere, anche con lo strumento penale, un fenomeno che oggi costituisce uno dei più gravi ostacoli alla libertà e all’uguaglianza dei cittadini.

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