Intervento in Aula | DDL n.2541, Piccoli Comuni

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Il video del mio intervento in Aula sul DDL n.2541, Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni.

Pubblicato da Laura Fasiolo su Mercoledì 27 settembre 2017

TESTO INTEGRALE: 

Signor Presidente, onorevoli Senatori,

Molto costruttivo, qualificante e di grande portata generativa il provvedimento oggi in esame, che affonda le proprie radici nella storia del nostro Paese e nella sua peculiarità.  La peculiarità che contraddistingue l’Italia per numero di enti locali è senza alcun dubbio costituita dalla presenza numericamente rilevante di Comuni di piccole, piccolissime dimensioni, anche siti in piccole isole, che portano il numero degli enti locali ad oltre 8000 su tutto il territorio nazionale, il quale è costituito per il 70% da comuni con popolazione fino ai 5000 abitanti.

Un’organizzazione così atomizzata può facilmente dirsi anacronistica per l’insostenibilità, da parte di molte municipalità italiane, di erogare servizi a causa della ridotta dimensione (spesso solo demografica e non territoriale) del comune, che, in pratica, si traduce in una esiguità di risorse, a fronte di sempre più crescenti necessità, e in una inadeguatezza delle risorse e strutture comunali, per far fronte ai molteplici e multi settoriali obblighi di legge, in essere e in divenire.  Per far fronte a questi problemi la strada della razionalizzazione degli enti locali spinge verso fusioni e unioni territoriali intercomunali e mette in comune risorse e servizi. Ed è giusto sia così. Il Friuli Venezia Giulia, come si sa, sta sperimentando non senza problemi e necessità di correttivi, le UTI, Unioni Territoriali Intercomunali.

I contenuti del provvedimento tuttavia non affrontano il tema della riorganizzazione degli enti locali, bensì intervengono nella difesa e valorizzazione dei territori e delle comunità dei piccoli comuni che vogliono e devono mantenere le proprie peculiarità e non rinunciarvi, in parte o in toto, e non solo inseguendo una logica di sopravvivenza ma di rilancio. Si guarda nel provvedimento alla tutela di quei territori e di quelle e di quelle comunità che rischiano di “chiudere” a causa dell’abbandono delle abitazioni per trasferimenti lavorativi, a causa dei dissesti idrogeologici, penso alle aree di montagna del Friuli Venezia Giulia che hanno subito un pesante processo di spopolamento, ma anche alle aree lagunari, come Fossalon; ma lo spopolamento è anche la conseguenza dell’arretramento nel passato della presenza dello Stato (caserme, presidi militari e di polizia, stazioni ferroviarie, case cantoniere, etc.), arretramento a cui questo Governo vuol mettere mano.

Il governo sussidiario dei territori  che necessita, invece, di nuova linfa, di sostegno, di importanti aiuti, va rilanciato il ripopolamento di queste aree e di queste comunità che vogliono rimanere tali e non rassegnarsi a divenire territori abbandonati ed insediamenti atomizzate in via di estinzione, con lo svuotamento di importanti identità che si sono mantenute nei secoli. Richiedono invece attenzione, riqualificazione, misure di contrasto al loro abbandono, supporto alle esigenze dell’edilizia scolastica e dei luoghi di culto.

Ecco dunque la ratio del Piano nazionale (vd. art.3), a revisione annuale, per la riqualificazione dei piccoli comuni con un elenco di interventi prioritari che miri: alla qualificazione e la manutenzione del territorio; alla messa in sicurezza e alla riqualificazione delle infrastrutture e degli edifici pubblici, con particolare riferimento alle scuole e agli edifici con funzioni socioassistenziali; alle politiche dell’efficienza energetica delle fonti rinnovabili (filosofia della green economy); all’acquisizione e alla riqualificazione di terreni ed edifici in stato di abbandono; all’acquisizione di case cantoniere e dei sedimi ferroviari dismessi; alla riqualificazione dei centri storici, e al recupero dei beni culturali, storici, architettonici ed artistici.

Lungi dal ritenere questo aiuto un mero strumento di assistenzialismo statale, le comunità dei piccoli comuni oggetto della legge dovranno fare la loro parte: le piccole comunità locali, in relazione alle politiche di riorganizzazione istituzionale parallele al provvedimento, dovranno cooperare, lavorare assieme, costruendo progetti ed adeguando le proprie realtà strutturali, professionali e organizzative alle esigenze attuali complesse, ma  con una visione aperta al futuro.

E un progetto che guarda al futuro deve essere partecipativo e coinvolgere la comunità.  Questo l’apprezzabile spirito del provvedimento in esame che vuole porre in attenzione le esigenze insoprimibbili delle numerose, piccole, ma preziose comunità del nostro paese, un patrimonio inestimabile sotto il profilo turistico, economico, sociale, profondamente identitario.

Infine mi associo alla richiesta di rivedere la razionalizzazione degli uffici postali, che ha espropriato un servizio fortemente richiesto da tanti piccoli paesi, come risulta evidente dalla numerosità delle interrogazioni parlamentari.

Sen.Laura Fasiolo

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