FEMMINICIDIO : I LAVORO DELLA COMMISSIONE D’INCHIESTA

Facebooktwittergoogle_pluspinterestmailby feather

La Commissione di inchiesta sul femminicidio, nonché su ogni forma di violenza di genere ha organizzato oggi un grande evento di sintesi dell’attività.
In Commissione stiamo sviluppando, grazie alle audizioni e testimonianze degli organismi, istituzionali e no-profit, una strategia per prevenire, combattere o quantomeno arginare, i crimini collegati alla violenza di genere.
Il femminicidio, la manifestazione estrema della violenza maschile sulle donne, solo da pochi anni è stato oggetto di un’attenzione specifica da parte della politica, dei media e del mondo accademico. Nel corso delle audizioni in Commissione sono stati illustrati i punti di vista di associazioni, di direttori di emittenti e programmi televisivi, di social network, di magistrati e legali, di vertici delle forze dell’ordine, di responsabili della sanità, della giustizia, di responsabili istituzionali a vari livelli; sono stati analizzati i complessi problemi sottesi al femminicidio ed analizzato il dibattito internazionale in materia.
Durante le audizioni ho notato un tema ricorrente che accomunava molti degli auditi, ovvero la richiesta dell’educazione ad una formazione al rispetto tra i generi, la necessità di collaborazione tra i vari soggetti coinvolti, siano questi pubblici o privati, la necessità di favorire dei processi di formazione sociale e culturale. È evidente che, purtroppo, il femminicidio e la violenza contro la donna è un fenomeno di carattere strutturale e come tale va affrontato, all’interno di piani d’azione chiari e coordinati.
Nell’audizione del 12 luglio 2017 l’avvocato Francesco Petrelli, Segretario della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane, ha messo in risalto i profili di carattere culturale correlati alla violenza di genere ed ha evidenziato la potenziale opportunità, in ambito normativo, di approfondire soprattutto le misure preventive e cautelari.
Siamo convinte che non sia sufficiente mettere in sicurezza le potenziali vittime di violenza di genere, investire sulle case rifugio, come ieri ha osservato Maria Elena Boschi, ma è necessario intervenire sulla “ cultura” del rispetto, ed educare i soggetti maltrattanti.   Per rendere il nostro sistema funzionale, dobbiamo lavorare per formare adeguatamente psicologi, forze dell’ordine, magistrati, personale medico e infermieristico. Non solo, abbiamo il dovere di assistere i figli delle donne maltrattate, o vittime di femminicidio, su questo siamo intervenuti con un ddl che purtroppo non ha ancora trovato approvazione. In questa legislatura il Governo ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta alle donne italiane e straniere vittime di violenza maschile e di stalking, in particolare a coloro che subiscono maltrattamenti da molto tempo, invitandole a riconoscere la situazione di violenza e ad iniziare un percorso per allontanarsi dal soggetto maltrattante, sia egli il marito, il compagno, un familiare.
Un ruolo essenziale è rappresentato, come pare scontato, dalla scuola: anche in questo caso la formazione dei docenti è il veicolo fondamentale per un’ educazione all’affettività e al rispetto.
Sono certa che troveremo gli strumenti per combattere e sconfiggere questo male sociale attraverso un intervento olistico, qualitativamente serio e responsabile, che riconosca la complessità del problema che va affrontato con la massima professionalità.


Lascia un commento