Gorizia: una città spogliata da politiche dell’indifferenza

Facebooktwitterpinterestmailby feather

Ancora Gorizia, città prima mutilata dalle guerre, oggi umiliata .

A partire dai servizi ospedalieri, dove l’evidenza ha passato il segno con l’Isontino accorpato alla Sanità Triestina, altre scelte ci vedono passivi spettatori.  Oggi con l’ATER, che prevede una riorganizzazione interna con l’eliminazione del Direttore Generale di Gorizia e Pordenone, ci aspettiamo si dica “basta”. Gli accorpamenti degli Uffici Pubblici e Associazioni  sono attuati già da tempo, un disegno che  depaupera la  presenza di Istituzioni Statali, attraverso “riorganizzazioni”a discapito di Gorizia e dell’ ex territorio provinciale. Così la recente riorganizzazione interna dello storico ex Catasto di antica memoria teresiana subordina vari servizi alla sede di Trieste; tentativo sventato nel 2014 con il Tavolare, grazie alla compatta protesta del Territorio. La Ragioneria dello Stato di Gorizia, diretta da un’eccellente direttrice goriziana, è oggi dipendente dalla sede centrale di Trieste e minacciata dall’assorbimento, vista l’insufficienza di personale non rimpiazzato.  Sulla Home page del sito internet compare la dicitura: Ragioneria Territoriale dello Stato ( RTS) Trieste/ Gorizia.  Il prezioso Archivio di Stato, diretto per la prima volta da un concittadino, Marco Plesnicar, secondo l’ultimo piano di riorganizzazione del MIBACT, rischia di diventare un’ articolazione della Sovrintendenza archivistica di Trieste. Lo stesso dicasi per altri Uffici dello Stato, per la cui salvaguardia mi sono a suo tempo adoperata (Carcere, Prefettura, Tribunale, per ora in sicurezza). Grazie Il Carcere, per quanto si prefigurino investimenti statali per l’acquisizione e il restauro della Scuola Pitteri (potenziale Cittadella carceraria) ha visto la titolarità della direzione trasformata in reggenza, anche per la grave carenza di personale.  Vigilare è bene pure sulla proposta di un Consigliere Comunale di Monfalcone di trasferire la Questura di Gorizia a Monfalcone: una provocazione, dopo i consistenti contributi erogati dalla Regione  per la messa a norma della sede disastrata di Piazza Cavour, edificio cinquecentesco sulle cui condizioni di sicurezza e decoro avevo rivolto  un’interrogazione all’ allora Ministro Minniti. Aggiungo la stretta connessione tra Prefettura, Questura, Tribunale e carcere. Va da sé che, in caso di trasferimento, la Questura di Gorizia diverrebbe Commissariato, con effetti trascinanti su altre istituzioni. Ma la china discendente non è iniziata qui, è legata ad alcune scelte quantomeno ”discutibili”. La home page della Camera di Commercio di Gorizia, dal 28 ottobre 2016 Camera di Commercio Venezia Giulia, nata dall’ accorpamento tra de Camere di Commercio di Gorizia e Trieste, porta più sotto la dicitura Sede legale ( Piazza della Borsa 14, Trieste) e Sede secondaria ( Via Crispi 10 Gorizia).  E risale al gennaio 2015 la fusione della Confindustria di Gorizia con Confindustria Trieste. Nasce così Confindustria Venezia Giulia: le Assemblee di Gorizia e Trieste sottoscrivono, con l’approvazione delle rispettive assemblee, riunitesi in seduta straordinaria, la fusione nel nuovo soggetto. Il prossimo 20 giugno si è tenuta l’Assemblea generale al Mib di Trieste. Sergio Razeto, presidente di Confindustria Trieste, è il Presidente della  Confindustria Venezia Giulia. Voglio aggiungere alcune dimenticanze: i collegamenti mancanti tra Gorizia e con l’aeroporto di Ronchi, o meglio di Trieste, la linea doppio binario Trieste Gorizia Udine, da velocizzare e potenziare, la lentezza delle decisioni slovene sulla Lunetta n. 2, considerata opera non prioritaria, la scarsa attenzione slovena alla linea della Transalpina, nonostante l’enorme vantaggio dell’area confinaria e dell’area portuale: tutto ciò ci renderebbe città e Territorio potenzialmente forte, ma siamo paradossalmente ( o forse no) tenuti fuori da circuiti che potrebbero farci decollare
Il giorno successivo alle celebrazioni della fine della della grande guerra, che ha visto il sacrificio di una generazione di giovani italiani per la conquista della città Santa, e dopo le celebrazioni dei tanti sacrificati del secondo conflitto, sono d’obbligo alcune riflessioni: a chi tutto ciò sia servito, quali responsabilità gravino sull’attuazione e sull’accettazione passiva di tante scelte sciagurate di chi non ha saputo nè voluto e non sa e non vuole  dare prospettive di rigenerazione e sviluppo a questa terra.

Lascia un commento