Krško a rischio sismico

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Quella di raddoppiare i reattori della Centrale Nucleare di Krško sarebbe una pessima idea, avevo scritto in un comunicato nel 2015/16. Condivido perciò l’intervento di questi giorni delle parlamentari #Serracchiani e #Rojc che esprimono la  preoccupazione di tutti i cittadini del FVG, tenuto anche conto di ulteriori recentissimi eventi sismici. Ma i rischi,aggiungo, li correrebbero pure Veneti, Trentini, Marchigiani…

Nella scorsa legislatura, giá il 2 nov. 2015, a seguito di alcuni eventi sismici, uno presso la centrale, l’altro a circa 150 km, mi ero adoperata, con l’Assessore regionale all’Ambiente Sara Vito, per l’approfondimento sulla sicurezza del sito, invitando ad un’audizione in Senato gli esperti geologi triestini Sirovich e Suhadolc, e il docente della Università di Vienna Decker, che furono interrogati e sostennero in Commissione Ambiente la pericolosità della centrale. Chiesi un sopralluogo approfondito di un comitato di esperti, e non solo. Il perchè lo esplicitai in un’interrogazione in Senato ai Ministri dell’Ambiente Galletti e degli Esteri Gentiloni.
Chiesi  un’ immediata verifica sullo stato della Centrale, da farsi in accordo con la Comm.ne europea e la Slovenja. Rivolsi una nota all’Europarlamentare De Monte che a sua volta fece un’interrogazione in Commissione europea. Il rischio potenziale elevato,osservavo, derivava dall’essere Krško posta su una faglia sismica attiva, anzi, su 10 faglie di terremoto. La centrale più pericolosa in Europa. Il RADDOPPIO del reattore ventilato oggi genera, alla luce delle risposte ottenute allora e ad ulteriori sommovimenti tellurici, una prospettiva tutt’altro che  rassicurante, ed è necessario a maggior ragione intervenire sull’orientamento di Slovenja e Croazia(Krsko-2 di potenza tripla). “I principali motivi di preoccupazione per la sicurezza sismica del reattore di Krsko-1 e la non opportunità di costruirvi accanto il reattore Krsko-2, deriva dal fatto che Krško fu costruito inconsapevolmente in zona sismica negli anni 70. Inoltre, il sito è posto nella direzione in cui soffia la Bora. Il tempi di diffusione in Fvg e in generale in Italia in caso di malfunzionamento del reattore o incidenti vari sarebbero minimi, trattandosi di 120 km in linea d’aria dal confine.
All’idea azzardata bisogna opporre la ragione, e all’Ispra, l’ente competente italiano, competerà il farsi carico di raccogliere le osservazioni dei tecnici italiani e convogliarle all’ente europeo Ensreg.

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