Studio Ambrosetti: lo sviluppo di Gorizia tra luci e ombre. Gorizia News & Views, n.3 – marzo 2021

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Il Recovery Fund, con l’approvazione di una Generalità da parte della Regione FVG sulla istituzione di una ZES/ZLS, ha aperto uno spiraglio per il rilancio della città e del territorio.
Nella nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale 2021 l’assessore regionale Barbara Zilli avrebbe incluso la ZLS, che rientra nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza, con cui le regioni potranno accedere alle risorse del Recovery Fund.

Il morale si è risollevato anche con la proclamazione di Gorizia-Nova Gorica a città della Cultura 2025. Il cono di luce è per ora virtuale, in attesa di un contesto economico produttivo e logistico di rinnovata attenzione. Ma le zone d’ombra non mancano e riguardano il disegno di riorganizzazione del Territorio della Venezia Giulia, operazione poco convincente quanto ad impatto di crescita per Gorizia. Il Presidente della Camera di commercio Venezia Giulia Paoletti, nella prolusione alla presentazione del rapporto dello sviluppo economico della Venezia Giulia affidato allo studio Ambrosetti, sottolinea come la Camera della Venezia Giulia già nel 2015 avesse unito “volontariamente le economie delle “ex Province” di Gorizia e Trieste,” e da allora “completato un percorso di avvicinamento e integrazione sfociato anche negli accorpamenti di enti che costituiscono ora la base per guardare a una crescita sinergica, moderna, con una diffusa quanto indispensabile digitalizzazione e indirizzata a una transizione verde sempre più improcrastinabile”. Ma nel concreto? Quali le strategie del sistema camerale perseguite con la fusione di Enti che hanno svuotato una Gorizia, oggi desolatamente periferica? Perché sinergia e modernità non hanno ricompreso l’intero Friuli Venezia Giulia, dove esistono, autonome, le CCIA di Pordenone e di Udine, rimandando “sine die” un disegno di riorganizzazione ad ampio raggio? Perchè non un’unica CCIA regionale, un’unica Confindustria e così via, con risparmio in presidenze, direzioni, e forse un incremento di personale e di giovani e donne?
Ricordiamo gli step dell’opera di razionalizzazione: 2015 unificazione CCIA Gorizia-Trieste, 2020 Confidi Gorizia-Trieste, Consorzio industriale di Gorizia-Monfalcone e Trieste, Confindustria Gorizia-Trieste. Alle fusioni economiche non è seguito l’ avvicendamento in alternanza dei rappresentanti territoriali goriziani, assicurato negli accordi. Così una Gorizia rinunciataria ha perso il legittimo presidente Madriz, che sarebbe dovuto subentrare a Paoletti, a Razeto è succeduto Agrusti, e non un goriziano come previsto, e così via, nel silenzio dell’Ente Locale e nell’allontanamento della città dai centri gestionali. Le fusioni a caldo o a freddo restituiranno qualcosa a Gorizia? Nel frattempo imprese ed esercizi languono nel deserto ammorbato dal Covid e nell’assenza di misure di abbattimento fiscale e di semplificazione burocratica che, con l’attuazione della ZLSR genererebbero sviluppo e crescita, in un rapporto sinergico, stretto e funzionale tra Gorizia, Monfalcone, Trieste.
Dal Report Ambrosetti si evince che Gorizia è la ventesima provincia per indice di vecchiaia, con un tasso di natalità inferiore rispetto alla media italiana e del Nord-Est, che la deindustrializzazione è marcata, che è l’ottava Provincia in Italia per tasso migratorio all’estero, che ha elevati gap territoriali rispetto a Trieste, divari di ricchezza fino al 30%. C’è un gap infrastrutturale con tempi di percorrenza per il raggiungimento di stazioni dell’Alta Velocità molto elevati; manca una rete ad Alta Velocità nella Regione (su Gorizia non è neppure prevista); 63° posizione, infine, per livello di digitalizzazione su 107 capoluoghi italiani.
Tra i punti di forza per Gorizia, la posizione geografica strategico-culturale di Porta verso l’Europa, l’ecosistema paesaggistico e ambientale: siamo quinti in Italia con l’intera Regione per attrazione di turisti internazionali. Si evidenzia l’elevato potenziale di sviluppo urbanistico in aree strategiche, la presenza di aree dismesse che possono essere riqualificate e riconvertite in laboratori di ricerca, università, aree ricreative, poli di attrattività turistica o luoghi di aggregazione sociale; il forte posizionamento nel terziario avanzato, la logistica e il trasporto merci, i servizi assicurativi, il settore enogastronomico e il commercio; il solido sistema di assistenza sociale e solidarietà.
Non emerge la Zona Logistica Semplificata Rafforzata, se non marginalmente nei rapporti Fernetti-SDAG-porto di Monfalcone; lo sviluppo aeroportuale di Gorizia non viene neppure menzionato, si parla di consolidamento del ruolo strategico del territorio come piattaforma logistica integrata del Centro Europa potenziando il ruolo del Porto di Trieste e dell’aeroporto di Ronchi, senza però considerare ai fini dello sviluppo di Gorizia l’indispensabile presenza di collegamenti diretti tra ferrovia e aeroporto di Trieste, il potenziale rappresentato dal Valico Gorizia – Nova Gorica sotto il profilo turistico-commerciale verso l’Italia, l’ Est e il Centro Europa, in connessione con SDAG e Aeroporto.
Gorizia, città turistica, commerciale e di trasporti ferro gomma, come può non essere collegata all’aeroporto? Lo trovo uno svarione. E che dire della dimenticanza dell’ Aeroporto di Merna, volano di sviluppo ad altissimo potenziale?
E poi, mi spieghi lo studio Ambrosetti, che significa: “Gorizia è una «economia di frontiera» e deve confrontarsi con la concorrenza della vicina Slovenia (favorita da agevolazioni fiscali e ridotta burocrazia)”, senza farne di questo il problema prioritario e trovarne la soluzione nella ZLSR?
Bene ogni futuro “Festival del Cambiamento”, bene qualificare l’immagine con un’azione integrata di “ place branding”, ma al di là degli anglicismi abbondanti nel piano, guardiamo a una Gorizia decisamente più protagonista.

Laura Fasiolo


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